Arrivo al piccolo villaggio di La Higuera, nella provincia di Vallegrande (Bolivia) dopo tre lunghi giorni di viaggio in autostop e immagino già di godermi i risultati di questa grande impresa, ma invece… Scopro che si tratta di un luogo isolato e inospitale, dove le famiglie sopravvivono coltivando mais e vivendo di un’economia di sussistenza.
La piazza centrale presenta tre statue del Che e la vecchia scuola dove fu giustiziato. Le case sono piene di murales e citazioni. Sembra il set di un film. Trascorro lì tre giorni, scoprendo che le persone parlano solo di tre cose: mais, pioggia e galline.
Faccio amicizia con una signora che sostiene di aver conosciuto il comandante, ma alla fine vuole solo vendermi una maglietta orribile. Ha 76 anni, non ha nessuno che la aiuti e deve lavorare la terra per procurarsi da mangiare. Rifiuto la maglietta ma le offro invece di aiutarla nel suo campo di mais, e così passiamo una giornata insieme mentre mi insegna a pulire il terreno. A metà mattina mi porge un tronco alto tre metri da portare a casa e, accarezzandolo con la mano, dice: “Se non piove, non mangiamo, e se non mangiamo, come possiamo vivere?”
E io che pensavo di disquisire riguardo le motivazioni politiche del grande comandante.















